Le imprese metalmeccaniche italiane adottano sempre più sistemi robotici collaborativi (cobot) per snellire i processi produttivi. Secondo i dati IFR, le vendite globali di cobot sono cresciute del 31% nel 2022, raggiungendo il 10% di tutti i robot industriali. In Italia nel 2022 sono stati installati 11.475 robot (+8% rispetto all’anno prima), segno di un rinnovato impulso verso l’industria 4.0.
Il boom dei cobot risponde alla necessità di ridurre compiti ripetitivi e rischiosi per gli operai. Le applicazioni tipiche includono caricamento automatizzato di torni e centri di lavoro CNC, montaggio di precisione, movimentazione fine linea e controllo qualità con visione artificiale. L’analisi IFR evidenzia che la movimentazione rimane l’uso principale (+10% nel 2022), ma i nuovi cobot sono sufficientemente precisi (ripetibilità ±0,02 mm) per assemblaggi di precisione e ispezioni visive. Grazie ai sensori di sicurezza integrati (modalità PFL), questi robot possono operare accanto agli operatori umani senza barriere fisse, migliorando sicurezza e flessibilità in officina.
Figura: un robot collaborativo in officina (operatore a fianco). Le normative recenti (ISO 10218:2025) riconoscono ufficialmente i cobot come applicazioni collaborative sicure, e gli incentivi fiscali italiani ne facilitano l’adozione. In particolare il piano “Transizione 5.0” e l’iperammortamento 180% (Legge di Bilancio 2026) permettono di dedurre fiscalmente il 180% del costo dei cobot. In poche settimane il nuovo incentivo ha raccolto 15.000 domande per quasi 5 miliardi di euro di investimenti in macchinari tecnologici. Questo slancio finanziario faciliterà l’acquisto di robot flessibili nelle PMI metalmeccaniche italiane, che puntano a ridurre i tempi di produzione e a garantire qualità costante.
Fonti: dati IFR (Innovation Post); UCIMU (Iperammortamento e incentivi).


